DOOM, la colonna sonora entrata nella storia: è patrimonio culturale in USA

DOOM entra ufficialmente nel territorio delle opere che hanno fatto la storia, e non solo del videogioco. La sua colonna sonora è stata inserita nel National Recording Registry della Library of Congress, un riconoscimento che negli Stati Uniti viene riservato ai lavori considerati culturalmente, storicamente o artisticamente significativi. Per un gioco nato nel 1993, e realizzato con mezzi infinitamente più limitati rispetto a oggi, si tratta di un traguardo enorme.

La cosa più sorprendente è che stiamo parlando di una soundtrack costruita in MIDI, quindi con un linguaggio musicale tecnico e apparentemente povero rispetto agli standard moderni. Eppure proprio lì sta il suo fascino: Bobby Prince riuscì a trasformare quei limiti in un punto di forza, dando a DOOM un’identità sonora immediatamente riconoscibile, aggressiva e perfettamente in linea con il caos del gioco. Non è un dettaglio da poco, soprattutto se si considera che la musica doveva girare su hardware di inizio anni ’90, con una compatibilità molto più ristretta rispetto a quella che diamo oggi per scontata.

Il merito di quella colonna sonora va letto anche nel contesto creativo di id Software. Bobby Prince non lavorò in isolamento, ma raccolse suggerimenti e influenze molto precise, complice anche la passione di John Romero per metal e hard rock. Il risultato fu una miscela di sonorità che sembravano fatte apposta per accompagnare l’azione brutale e velocissima di DOOM, senza mai sembrare fuori posto. Prince, tra l’altro, aveva già collaborato con lo studio su Commander Keen e Wolfenstein 3D, quindi conosceva bene il tono e il ritmo dei progetti id Software.

Perché conta davvero

Questo riconoscimento dice molto più di quanto sembri. Non sta solo premiando una colonna sonora ben fatta, ma certifica l’impatto culturale di un videogioco che ha contribuito a definire un’intera generazione di sparatutto in prima persona. DOOM non è diventato iconico soltanto per il gameplay, ma anche per quel suono sporco, martellante e inconfondibile che ancora oggi viene citato, reinterpretato e ricordato con enorme rispetto.

In un’epoca in cui la musica dei videogiochi viene sempre più spesso trattata come parte fondamentale dell’esperienza, DOOM rappresenta un precedente perfetto: dimostra che anche una colonna sonora nata con strumenti tecnici essenziali può diventare patrimonio culturale. E, sinceramente, è difficile immaginare una consacrazione più adatta per uno dei nomi più importanti della storia del gaming.

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