L’annuncio di Sony sull’abbandono definitivo dei giochi su disco a partire dal 2028 ha acceso un acceso dibattito tra appassionati e collezionisti. In pochi giorni sono nate petizioni, proteste sui social e appelli rivolti persino alle istituzioni europee, nella speranza che qualcuno potesse impedire una transizione verso il digitale che, per molti, rappresenta la fine di un’epoca.
Chi sperava in un intervento dell’Unione Europea, però, potrebbe dover ridimensionare le proprie aspettative.
Secondo quanto dichiarato dal Commissario europeo Michael McGrath, Bruxelles non avrebbe gli strumenti per obbligare aziende come Sony, Microsoft o Nintendo a continuare la distribuzione dei videogiochi su supporto fisico. La motivazione è piuttosto semplice: la scelta del formato di vendita rientra nella libertà commerciale delle aziende e non rappresenta una materia che possa essere regolamentata direttamente dalle istituzioni europee.
In altre parole, finché vengono rispettate le norme sulla tutela dei consumatori, ogni produttore è libero di decidere se distribuire un gioco su disco, in digitale oppure attraverso formule ibride.
Una posizione che arriva proprio mentre il settore sembra aver imboccato una direzione ormai ben precisa. Sony ha già annunciato che dal 2028 tutti i nuovi giochi PlayStation saranno distribuiti esclusivamente in formato digitale, mentre Rockstar Games ha fatto discutere scegliendo di vendere GTA 6 in confezione fisica… ma senza alcun disco al suo interno. Nella scatola sarà infatti presente solamente un codice da riscattare sul PlayStation Store o sull’Xbox Store.
Scelte che hanno inevitabilmente alimentato il malcontento dei collezionisti, da sempre legati al supporto fisico non solo per una questione affettiva, ma anche per motivi pratici. Un disco può essere prestato, rivenduto o semplicemente conservato in collezione, mentre una licenza digitale resta strettamente legata all’account dell’utente e alle politiche delle piattaforme.
Non sorprende quindi che, negli ultimi giorni, una petizione contro la decisione di Sony abbia raccolto centinaia di migliaia di firme. Tuttavia, almeno secondo l’attuale interpretazione della normativa europea, difficilmente questo basterà a cambiare le cose.
Questo non significa che l’Unione Europea resterà completamente a guardare. Le istituzioni continuano infatti a monitorare il rispetto dei diritti dei consumatori e potrebbero intervenire qualora emergessero pratiche commerciali scorrette o condizioni contrattuali ritenute non conformi alle normative vigenti. Ma sul semplice utilizzo del formato fisico, almeno per il momento, non sembrano esserci margini di intervento.
La sensazione è che il mercato stia vivendo una trasformazione ormai difficile da arrestare. I giochi su disco stanno lentamente lasciando spazio alle licenze digitali, mentre i servizi online e gli store proprietari assumono un ruolo sempre più centrale nell’ecosistema videoludico.
Per molti giocatori sarà semplicemente l’evoluzione naturale del settore. Per altri, invece, rappresenterà la definitiva scomparsa di un modo di vivere e collezionare i videogiochi che ha accompagnato intere generazioni.

