Google, col Pixel Drop dello scorso Marzo, ha fatto un altro passo silenzioso ma significativo nella guerra quotidiana contro le truffe digitali. Tra le novità introdotte a marzo spicca infatti la Protezione antifrode, una funzione tanto concreta quanto sottovalutata, capace di analizzare in tempo reale chiamate, SMS e conversazioni sospette per avvisare l’utente prima che sia troppo tardi. Il problema? Al momento questa tecnologia resta confinata all’universo Pixel e, in molti mercati – Italia compresa – non è ancora attiva. Ma qualcosa, sotto la superficie di Android, si sta muovendo.
Secondo le ultime scoperte emerse da un’analisi del codice, Google starebbe preparando il terreno per portare la Protezione antifrode anche fuori casa propria. E il primo grande beneficiario potrebbe essere Samsung, più precisamente la futura famiglia Galaxy S26. Un cambio di rotta tutt’altro che banale, che segnerebbe una collaborazione ancora più stretta tra Mountain View e Seul.
Attualmente la Protezione antifrode sfrutta modelli di intelligenza artificiale che lavorano direttamente sullo smartphone. Sui Pixel più recenti entra in gioco Gemini Nano, integrato tramite AI Core, capace di riconoscere pattern tipici delle truffe senza inviare dati ai server. Tutto avviene in locale, nel rispetto della privacy, con un’analisi continua di ciò che ascoltiamo o leggiamo. I Pixel meno recenti adottano invece modelli proprietari di machine learning, sempre on-device, con risultati simili. È una filosofia chiara: sicurezza sì, ma senza sacrificare i dati personali.
Il possibile arrivo sui Galaxy S26 è emerso scavando nella versione più recente dell’app Google Telefono, dove compaiono riferimenti espliciti a nuovi modelli Samsung affiancati ai nomi in codice dei Pixel compatibili. Tra questi spunta anche “Sharpie”, l’etichetta interna che Google usa proprio per identificare la Protezione antifrode. Un dettaglio che difficilmente può essere casuale.
Resta però un nodo cruciale: Samsung non utilizza Google Telefono come app predefinita per le chiamate. La sua soluzione proprietaria è profondamente integrata in One UI e sostituirla non sarebbe una decisione leggera. Tuttavia un precedente esiste: l’addio a Samsung Messaggi in favore di Google Messaggi per spingere RCS. È quindi plausibile immaginare un accordo mirato, magari limitato a specifiche funzioni avanzate legate alla sicurezza.
Se così fosse, i Galaxy S26 potrebbero diventare i primi smartphone non Pixel a sfruttare una delle tecnologie antifrode più avanzate attualmente disponibili su Android. Nulla è ancora ufficiale, ma i segnali sono abbastanza chiari da suggerire una cosa: la sicurezza basata sull’AI potrebbe presto diventare uno standard, e non più un’esclusiva.

