Per anni Bixby è stato percepito come “l’assistente alternativo” sugli smartphone Samsung. Presente, potente sulla carta, ma spesso troppo rigido, troppo legato a comandi precisi e formule quasi da manuale. Ora, però, qualcosa sta cambiando davvero.
Samsung ha avviato la beta della nuova versione di Bixby con One UI 8.5, e il salto non è solo tecnico: è concettuale. L’obiettivo non è più quello di rispondere a comandi preconfezionati, ma di trasformare l’assistente in un vero agente del dispositivo, capace di capire cosa vogliamo fare – anche quando non sappiamo spiegarglielo in modo “tecnico”.
Il punto è semplice: basta menu infiniti. Basta cercare una funzione nascosta sotto tre livelli di impostazioni con un nome che non ricordiamo. Con il nuovo Bixby puoi parlare in modo naturale, come faresti con una persona. Se dici “non voglio che lo schermo si spenga mentre sto leggendo”, l’assistente non si limita a cercare una keyword: interpreta l’intenzione e attiva l’opzione corretta. Se invece chiedi perché il display resta acceso in tasca, entra nelle impostazioni attive, individua il problema e propone una soluzione concreta, attivabile al volo.
È un cambio di paradigma: meno comandi, più comprensione del contesto.
Ma non finisce qui. Con l’integrazione di motori di ricerca avanzati, il nuovo Bixby amplia anche la componente informativa. Le ricerche web vengono gestite direttamente dentro l’interfaccia dell’assistente, con risultati aggiornati in tempo reale. Niente salti continui tra browser e app: chiedi, ottieni risposte, continui a usare il telefono.
Samsung sta chiaramente cercando di rendere l’AI meno “spettacolo” e più strumento quotidiano. Non una demo da keynote, ma qualcosa che riduce davvero l’attrito nell’uso di tutti i giorni.
La beta è già attiva in alcuni mercati chiave e supporta anche l’italiano, anche se la qualità del riconoscimento può variare a seconda di accento e contesto. Servono account Samsung e connessione dati, com’è prevedibile.
Se questa è la direzione, Bixby non vuole più essere solo un assistente. Vuole diventare il ponte invisibile tra te e il tuo smartphone. E, per la prima volta dopo anni, la cosa inizia a sembrare credibile.

