Una recente class action accusa Apple di aver manipolato i prezzi di iCloud, rendendo il servizio talmente necessario per gli utenti da generare solo profitti. La società di Cupertino è sotto accusa per aver concesso solo 5 GB di spazio gratuito, una politica stabilita da Steve Jobs nel 2011. Sebbene 5GB fossero sufficienti all’epoca, ora risultano insufficienti per gli utenti moderni.

La denuncia, presentata presso il tribunale degli Stati Uniti del distretto settentrionale della California, afferma che Apple ostacola le alternative a iCloud, impedendo alle piattaforme rivali di offrire soluzioni cloud competitive. Gli utenti Apple si trovano costretti a pagare per espandere lo spazio di archiviazione, il che ha portato iCloud a dominare il mercato con una quota stimata del 70%.
La politica di Apple è stata criticata come un “vincolo di requisiti” arbitrario, poiché non vi sono giustificazioni tecnologiche o di sicurezza per imporre l’utilizzo esclusivo di iCloud per il backup dei “File riservati”. Questo impedisce una vera concorrenza e favorisce iCloud rispetto ad altri servizi cloud come Google Drive e Dropbox, dal momento che questi servizi non si possono usare per il backup dei “file riservati”.
La class action, gestita dallo studio legale Hagens Berman, mira a mettere in discussione la politica di Apple riguardo a iCloud. L’accusa completa è disponibile su Bloomberg Law. La causa solleva interrogativi sulle pratiche di Apple e sulle possibili implicazioni sul mercato dei servizi cloud.
Fonte: bloomberglaw

