Google attacca il Digital Markets Act: “A rischio sicurezza e privacy degli utenti”

Lo scontro tra Google e l’Unione Europea si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta, però, al centro della discussione non ci sono multe miliardarie o presunti abusi di posizione dominante, bensì un tema molto più delicato: la sicurezza dei dati degli utenti.

Con l’entrata in vigore del Digital Markets Act (DMA), Bruxelles vuole ridurre il potere delle grandi aziende tecnologiche imponendo regole che favoriscano una maggiore concorrenza. Tra le misure allo studio figurano due cambiamenti che riguardano da vicino Google: da un lato la condivisione di parte dei dati raccolti da Google Search con aziende concorrenti, dall’altro un’apertura più ampia di Android ai servizi di intelligenza artificiale sviluppati da terze parti.

Ed è proprio su questi due punti che Mountain View ha deciso di alzare la voce.

Secondo Heather Adkins, vicepresidente della divisione Security Engineering di Google, alcune delle misure proposte potrebbero produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato. L’azienda teme infatti che condividere dati di ricerca, anche se anonimizzati, possa esporre gli utenti a nuovi rischi per la privacy.

Il nodo principale riguarda proprio l’anonimizzazione. Per Google non basta rimuovere nomi e informazioni personali per garantire che un dato sia realmente anonimo. Combinando diverse informazioni, infatti, sarebbe possibile risalire all’identità degli utenti in tempi relativamente brevi. Una possibilità che, secondo l’azienda, trasformerebbe quei dati in un obiettivo estremamente appetibile per criminali informatici e organizzazioni malevole.

A rafforzare questa posizione è intervenuto anche David Lewis, responsabile della consulenza privacy per Europa, Medio Oriente e Africa. Il suo ragionamento è semplice: se un’informazione può essere ricondotta a una persona, allora non può essere considerata davvero anonima. E una volta condivisi con soggetti esterni, quei dati uscirebbero definitivamente dal controllo di Google.

Le perplessità non riguardano soltanto il motore di ricerca. Anche Android è finito al centro del dibattito.

L’obiettivo della Commissione Europea è quello di rendere il sistema operativo più aperto e interoperabile, consentendo alle soluzioni di intelligenza artificiale sviluppate da aziende concorrenti di accedere più facilmente alle funzionalità del sistema. Secondo Google, però, una simile apertura potrebbe aumentare la superficie d’attacco dei dispositivi Android.

Permessi sensibili come quelli relativi a fotocamera, microfono o dati delle applicazioni potrebbero infatti essere sfruttati con maggiore facilità da software malevoli qualora non venissero introdotti controlli estremamente rigorosi. Per questo motivo Google sostiene che qualsiasi cambiamento debba essere accompagnato da nuove misure di sicurezza, evitando aperture troppo rapide.

Naturalmente la questione è tutt’altro che chiusa. Da una parte c’è chi ritiene fondate le preoccupazioni di Google, soprattutto considerando la crescente sofisticazione degli attacchi informatici. Dall’altra ci sono esperti convinti che le garanzie previste dal Digital Markets Act siano sufficienti e che una maggiore apertura del mercato possa favorire innovazione e concorrenza, riducendo il peso dei grandi monopolisti digitali.

La decisione finale dell’Unione Europea è attesa entro il 27 luglio e potrebbe rappresentare uno dei passaggi più importanti nella regolamentazione del settore tecnologico degli ultimi anni. Qualunque sarà l’esito, il confronto tra sicurezza, privacy e concorrenza è destinato a rimanere uno dei temi più caldi dell’intero panorama digitale.

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