Negli ultimi anni, Google ha più volte ribadito il suo impegno etico nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Tra i principi cardine c’era un punto molto chiaro: l’IA di Google non sarebbe mai stata utilizzata per armi o sistemi di sorveglianza invasiva. Ma qualcosa è cambiato.
Come riportato da Bloomberg, Google ha recentemente rimosso dal suo sito ufficiale la sezione che delineava le “applicazioni che non perseguiremo”, eliminando quindi l’esplicito rifiuto a sviluppare tecnologie IA a scopo militare o di monitoraggio.
Alla richiesta di chiarimenti, Google ha risposto indirizzando gli utenti a un nuovo post sul blog aziendale dedicato all’“IA responsabile”, nel quale si sottolinea la necessità di una collaborazione tra governi e aziende per garantire che l’IA sia utilizzata in modo sicuro, equo e rispettoso dei diritti umani. Tuttavia, il linguaggio vago e generico lascia aperti molti interrogativi.
L’intelligenza artificiale è già ampiamente sfruttata in ambito militare. Negli Stati Uniti, il Dipartimento della Difesa utilizza sistemi IA per identificare e tracciare minacce, migliorando la cosiddetta “kill chain”, ovvero il processo che porta all’eliminazione di bersagli ostili. Secondo la dottoressa Radha Plumb, responsabile del digitale e dell’IA al Pentagono, l’IA generativa sta rivoluzionando la strategia e la pianificazione militare.
Nel frattempo, Google continua a firmare contratti con enti militari statunitensi e israeliani per la fornitura di servizi cloud, suscitando malcontento tra i dipendenti e sollevando dubbi sul reale impegno dell’azienda nel garantire che la sua tecnologia non venga utilizzata per scopi bellici.
Se prima Google dichiarava apertamente di non voler entrare in questo settore, ora la sua posizione è decisamente più ambigua. Cosa significa questo cambio di rotta per il futuro dell’intelligenza artificiale?

