Il nostro Oda-sensei, con questo capitolo (e prima di una nuova pausa), ci mostra un combattimento interessante tra Sanji e Killingham. Scopriamo insieme cosa sta succedendo e come sempre attenzione, da qui in avanti, spoiler!
Riassunto
Titolo: Non c’è alcun valore in un amore che desidera la morte
Cover a richiesta: Lilith ed Edison che fanno box contro un canguro
Il capitolo riprende da dove si era concluso il precedente con Sanji che sta affrontando Killingham
Sanji cerca disperatamente di impedire ai ricordi del suo passato di riemergere. Pensa ai due anni trascorsi nel Regno di Kamabakka e non vuole rivivere quell’esperienza, che considera un periodo infernale della propria vita.
Il cuoco tenta di mantenere la concentrazione e di non lasciarsi sopraffare dalle immagini che gli tornano in mente. Per un momento sembra riuscirci, ma Killingham sfrutta la situazione per attaccarlo.
Il Cavaliere Divino ferisce Sanji e lo provoca, prendendolo in giro per il dolore che sta provando. Arriva persino a minacciarlo di torturarlo, cominciando dalle braccia o dalle gambe.

Sanji, però, chiarisce che le sue parole non erano rivolte a Killingham: stava parlando con il ricordo che cercava di respingere.
È a questo punto che il suo avversario capisce di poter sfruttare la paura nascosta nella mente del cuoco.
Mentre lo scontro prosegue, Killingham sottolinea che Sanji sta diventando sempre più debole, mentre lui riesce a recuperare dalle ferite. Lo provoca anche ricordandogli che non è all’altezza delle aspettative riposte in lui.
Queste parole colpiscono Sanji nel profondo, perché gli fanno tornare alla mente sia i giudizi negativi di suo padre, Judge, sia il rapporto con Rufy.
Sanji ricorda infatti il momento di Whole Cake Island in cui Rufy gli aveva fatto capire quanto fosse importante per lui e per l’intera ciurma. Proprio per questo, il cuoco non riesce ad accettare l’idea di fallire contro un Cavaliere Divino.
Quando Sanji è ormai esausto, Killingham sfrutta il suo potere per materializzare il suo incubo peggiore.

Ma la sorpresa è enorme: l’incubo di Sanji non è Judge o uno dei suoi fratelli del Germa 66. È Emporio Ivankov!
Killingham stesso sembra non comprendere immediatamente perché sia comparso proprio Ivankov. Tuttavia, decide di sfruttare la creatura evocata e si fonde con essa.
Il risultato è una figura grottesca: il corpo da Kirin di Killingham, vestito con una sorta di body, e la gigantesca testa di Ivankov.

Questa nuova forma attacca Sanji con una potenza impressionante, mentre il protagonista è costretto ad affrontare non soltanto il nemico fisico, ma anche ciò che Ivankov rappresenta per lui.
La scena introduce quindi il flashback centrale del capitolo: i due anni che Sanji ha trascorso nel Regno di Kamabakka durante il salto temporale.
Il ricordo ci mostra un Sanji che, nonostante le ferite, vuole continuare a combattere. Durante uno degli allenamenti, si lamenta perché Ivankov gli impone di riposare per due settimane dopo uno scontro.
Sanji sostiene di avere soltanto qualche graffio e di poter continuare ad allenarsi. Ivankov, invece, gli fa notare che il suo comportamento è preoccupante.
Il maestro (Ivankov si definisce così, senza consultare Sanji) spiega che Sanji riesce spesso a vincere, ma finisce per accumulare ferite inutili. Nei suoi ultimi trenta combattimenti, infatti, il cuoco ha ripetuto lo stesso schema: ottenere la vittoria a costo di distruggere il proprio corpo.
Ivankov gli rimprovera di non evitare gli attacchi che potrebbe schivare e di lanciarsi contro gli avversari come un cinghiale.
Il problema, secondo lui, non è la mancanza di coraggio o di talento. È il modo in cui Sanji tratta sé stesso.
Ivankov arriva al punto centrale del suo insegnamento: Sanji non si vuole abbastanza bene.
Il cuoco risponde, in sostanza, che non gli importa molto di sé stesso perché riserva tutto il proprio amore alle donne.
Ivankov non accetta questa giustificazione e gli spiega che una persona incapace di amare sé stessa non può comprendere pienamente neppure l’amore verso gli altri.
Il maestro non gli sta dicendo di diventare egoista o di smettere di proteggere le persone a cui tiene. Gli sta facendo capire che sacrificarsi continuamente, ignorando il proprio dolore e la propria incolumità, non è necessariamente una forma sana di amore.
Ivankov gli ricorda anche che, se continuerà a comportarsi così, prima o poi arriverà al limite delle proprie forze.
Il flashback chiarisce così perché Sanji abbia tanta paura di Ivankov: non perché lo consideri semplicemente un avversario terrificante, ma perché Ivankov è una delle persone che hanno individuato la sua debolezza più profonda.

Tornati al presente, Sanji è ancora alle prese con la creatura formata da Killingham e dall’incubo di Ivankov.
Ma qualcosa cambia nella sua mente.
Sanji comprende finalmente ciò che Ivankov cercava di insegnargli durante quei due anni. Il suo valore non dipende soltanto da quanto dolore è disposto a sopportare per gli altri.
Non deve necessariamente distruggersi per dimostrare di essere degno della fiducia della sua ciurma.
Il ricordo di Ivankov perde così il suo potere su di lui e l’incubo scompare.
Il capitolo non esplicita ogni passaggio di questa presa di coscienza, ma il significato è chiaro: Sanji sta iniziando ad affrontare la sua tendenza all’autosacrificio invece di continuare a subirla.
Liberatosi dall’incubo, Sanji si accende una sigaretta e si rivolge nuovamente a Killingham.
Gli fa capire che non intende più lasciarsi colpire passivamente e che non gli importa quanto il suo avversario sia importante o potente.
Sanji rimprovera inoltre il Cavaliere Divino per il suo atteggiamento arrogante nei confronti degli abitanti di Elbaf, il Paese che ha accolto e protetto i suoi alleati.
Infine, lo provoca con una frase che riassume perfettamente il momento:
«Te l’ho già detto: sei fin troppo pieno di te, uomo-cavallo!»


