PS5, Xbox e Switch 2: perché gli sconti potrebbero diventare sempre più rari

Acquistare una console a distanza di qualche anno dal lancio, aspettandosi un prezzo sensibilmente più basso, potrebbe non essere più una scelta così conveniente. Il mercato videoludico sta attraversando una fase particolare, nella quale i tradizionali meccanismi che favorivano il calo dei prezzi sembrano perdere efficacia. PS5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2 devono infatti fare i conti con costi produttivi ancora elevati e strategie commerciali sempre meno orientate a sacrificare i margini per rendere l’hardware più accessibile.

Secondo Piers Harding-Rolls di Ampere Analysis, Sony e Microsoft sono oggi meno disposte a vendere le proprie macchine con margini ridotti o addirittura in perdita, come accadeva frequentemente nelle generazioni precedenti. Un modello che permetteva di recuperare gli investimenti attraverso la vendita di giochi, abbonamenti e servizi, mentre il progressivo abbassamento dei costi dei componenti rendeva possibili revisioni hardware più economiche.

In passato, proprio questa dinamica consentiva alle console di raggiungere una fascia di pubblico più ampia dopo i primi anni sul mercato. Famiglie, giocatori occasionali e utenti con budget limitati potevano avvicinarsi a una piattaforma grazie a tagli di prezzo e nuove versioni meno costose. Oggi, però, il quadro è decisamente diverso.

Memorie e intelligenza artificiale complicano tutto

La generazione attuale è stata segnata fin dall’inizio da condizioni economiche complicate. PS5 e Xbox Series X|S sono arrivate durante la pandemia, quando le difficoltà nella catena di approvvigionamento avevano già rallentato la produzione. Successivamente sono intervenuti inflazione, costi energetici, oscillazioni valutarie e dazi, rendendo più difficile pianificare una riduzione dei prezzi.

A complicare ulteriormente la situazione c’è il boom dell’intelligenza artificiale. I grandi investimenti nei data center stanno aumentando la domanda di memoria e spingendo i produttori a privilegiare componenti destinati ai server, spesso più redditizi. Il problema riguarda direttamente anche le console: DRAM e NAND rappresenterebbero oggi tra il 23% e il 42% del costo dei componenti, contro una quota storica vicina al 15%, secondo le stime di TrendForce.

Sony, Microsoft e Nintendo seguono strade diverse

Le conseguenze non sono necessariamente immediate. I contratti per la fornitura dei componenti vengono infatti concordati con largo anticipo e, come osserva Rhys Elliott di Alinea Analytics, gli aumenti possono riflettersi sui conti dei produttori anche dopo due-quattro trimestri.

Sony può contare su una base installata già ampia e su ricavi provenienti dall’intero ecosistema PlayStation. Microsoft, invece, ha progressivamente ampliato la distribuzione dei propri giochi anche su PC e piattaforme concorrenti: una scelta che riduce la dipendenza dalla vendita delle console, ma che potrebbe rendere più difficile attirare nuovi utenti nell’ecosistema Xbox se l’hardware diventa troppo costoso.

Nintendo si trova in una situazione differente. Switch 2 deve ancora consolidare il proprio pubblico e la società sembra disposta ad assorbire parte dell’aumento dei costi pur di non trasferirlo completamente agli acquirenti.

La prospettiva, quindi, è quella di un mercato nel quale i ribassi non sono più scontati. Per chi sta pensando di acquistare una console, aspettare qualche anno potrebbe non garantire i risparmi a cui le generazioni precedenti ci avevano abituato.

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